{"id":12938,"date":"2023-04-27T00:03:43","date_gmt":"2023-04-26T22:03:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.listlab.eu\/?p=12938"},"modified":"2023-04-27T00:03:45","modified_gmt":"2023-04-26T22:03:45","slug":"citta-e-fantascienza-rileggere-il-margine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.listlab.eu\/en\/2023\/04\/27\/citta-e-fantascienza-rileggere-il-margine\/","title":{"rendered":"Citt\u00e0 e fantascienza. Rileggere\u00a0il margine"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo scoperto, e ammettiamo di averlo fatto recentissimamente, che la fantascienza \u00e8 uno&nbsp;<strong>strumento straordinario<\/strong>&nbsp;per dare un senso alle contraddizioni del contemporaneo e per&nbsp;<strong>costruire<\/strong>&nbsp;le utopie necessarie a&nbsp;<strong>immaginare<\/strong>&nbsp;la citt\u00e0 del futuro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo entrate in contatto con il mondo fantascientifico in un luogo davvero unico al mondo, il&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/www.mufant.it\/\">MUFANT _ Museo della Fantascienza e del Fantastico di Torino<\/a>,<\/strong>&nbsp;l\u2019unico nel panorama nazionale e internazionale che si dedica a riunire, collezionare, divulgare la fantascienza e il fantastico a tutto tondo. L\u2019abbiamo visitato in occasione del lancio del progetto&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/www.mufant.it\/2022\/09\/21\/tecno-profezie\/\">Tecno Profezie<\/a><\/strong>, l\u2019<strong>hub di welfare culturale<\/strong>&nbsp;che combatte le diseguaglianze sociali e le fragilit\u00e0 delle periferie urbane attraverso l\u2019innovazione culturale, sociale e digitale (approfondiremo meglio nelle prossime Cartoline). Per l\u2019occasione Mufant e i dipartimenti di Filosofia e Scienze dell\u2019Educazione e di Informatica dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Torino (partner di progetto) hanno organizzato una&nbsp;<strong>visita guidata nella periferia<\/strong>&nbsp;torinese davvero fuori dal comune.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poche e pochi sarebbero mossi dall\u2019entusiasmo di una visita nella periferia di una metropoli senza la promessa di itinerari tra murales, graffiti e archeologia industriale (tra le altre cose ormai scontati). Invece, come l\u2019<strong>antropologo Francesco Vietti<\/strong>&nbsp;\u00e8 riuscito a sottolineare, \u00e8 proprio nell\u2019apparente banalit\u00e0 dei suoi scorci, nel finto anonimato degli spazi, nella vita nascosta tra gli interstizi di asfalto e cemento che la periferia svela il suo lato migliore. Ovviamente \u00e8 necessario saperlo riconoscere e la lettura fantascientifica pu\u00f2 giocare un ruolo determinante. Francesco ha riletto alla luce di&nbsp;<strong>estratti di libri<\/strong>&nbsp;di fantascienza alcuni&nbsp;<strong>luoghi emblematici<\/strong>&nbsp;della periferia che si sono cos\u00ec trasformati da spazi senza qualit\u00e0 a occasioni per&nbsp;<strong>immaginare scenari futuri&nbsp;<\/strong>o per&nbsp;<strong>spiegarsi le contraddizioni del presente<\/strong>. Dai confini invisibili di opposte anime urbane alle discariche, dai condomini apparentemente autosufficienti agli&nbsp;<em>skatepark<\/em>, dalle distese di cemento alla vegetazione che nonostante tutto resiste, ciascuno di questi elementi concorre a dare forma ad un paesaggio molto pi\u00f9 fantastico di quello che si possa credere e soprattutto molto pi\u00f9 potenziale di quello che possiamo immaginare, come insegna il&nbsp;<a href=\"https:\/\/hieroglyph.asu.edu\/2014\/09\/solarpunk-notes-toward-a-manifesto\/\">manifesto solar punk<\/a>&nbsp;che ha chiuso la visita guidata con una sferzata di ottimismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vi riportiamo&nbsp;<strong>le pieghe dei libri che hanno svelato le pieghe dei luoghi<\/strong>. Se potete, vi consigliamo di leggere questa cartolina magari sedute\/i sul cordolo di un marciapiede nella periferia della vostra citt\u00e0, cos\u00ec da stimolare quel mondo fantastico di visioni, riflessioni e scenari che ci ha accompagnato durante la passeggiata con Francesco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Buona lettura!<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><em>LA CITT\u00c0 &amp; LA CITT\u00c0&nbsp;<\/em>di China Mieville 2009<\/h2>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fbucketeer-e05bbc84-baa3-437e-9518-adb32be77984.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F282d6e1c-df58-400c-b4a7-0afffca369c5_1470x827.png\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Oltrepassammo la Camera comune, il cui enorme ingresso assomigliava a una caverna secolare costruita dall&#8217;uomo. Il palazzo \u00e8 molto pi\u00f9 grosso di una cattedrale, e pi\u00f9 largo di un circo romano. \u00c8 aperto sui lati a est e a ovest. A livello del suolo per i primi quindici metri coperti a volta, pi\u00f9 o meno, \u00e8 un grande asse viario semichiuso, punteggiato da pilastri, con le correnti di traffico separate da muri, e costrette a muoversi a singhiozzo per i posti di blocco.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">[&#8230;]<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Se qualcuno aveva bisogno di recarsi in una casa fisicamente attacca alla sua, ma nella citt\u00e0 contigua, la faceva in una strada differente, sotto un potere ostile. \u00c8 questo che gli stranieri raramente capiscono. Un residente besz non pu\u00f2 percorrere pochi passi, in una casa altra appena al di l\u00e0 della sua, senza commettere una violazione.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Ma bastava oltrepassare la Camera comune e lui o lei potevano lasciare Beszel, e alla fine del palazzo rientrare esattamente (in senso fisico) dove erano appena stati, ma in un altro paese, come turisti, visitatori straniati, in una strada che condivideva la latitudine-longitudine del loro indirizzo, una strada che non avevano mai visitato prima, la cui architettura avevano sempre fatto in modo di disvedere, in un palazzo di UI Qoma praticamente attaccato al loro, ma nella stesso tempo a una citt\u00e0 intera di distanza, non pi\u00f9 visibili da l\u00ec adesso che erano tornati, attraversando l&#8217;intera Violazione, a casa loro.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">[&#8230;]<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Esistono dei posti non intersezionati, ma dove Beszel \u00e8 interrotta da una sottile parte di UI Qoma. Da bambini ce la mettevamo tutta per disvedere UI Qoma, come i nostri genitori e insegnanti ci avevano addestrato a fare in modo incessante (l&#8217;ostentazione con la quale noi e le nostre controparti ul qomane usavamo non vederci gli uni con gli altri quando ci trovavamo praticamente gomito a gomito era impressionante). Avevamo l&#8217;abitudine di lanciare sassi oltre l&#8217;alterit\u00e0, fare tutto il giro di Beszel e andare a riprenderceli, per poi discutere se avevamo fatto bene o male. Naturalmente la Violazione non si era mai fatta viva. Facevamo lo stesso con le lucertole locali. Quando andavamo a riprenderle erano sempre morte, e dicevamo che le aveva uccise il piccolo volo attraverso UI Qoma , anche se magari era stato l&#8217;atterraggio.<\/h6>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Traduzione di Maurizio Nati, Fanucci editore, 2017<\/h5>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><em>PECHINO PIEGHEVOLE<\/em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Jingfang Hao &#8211; 2012<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fbucketeer-e05bbc84-baa3-437e-9518-adb32be77984.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd36a534f-22a2-4f15-a48e-fa48dfa6f257_1470x827.png\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Alle prime luci dell\u2019alba, la citt\u00e0 si piegava e spariva dentro la terra. I palazzi si inchinavano come umili servitori, si abbassavano con deferenza, toccandosi i piedi con la testa, per chiudersi su se stessi. Poi si spezzavano e si piegavano ancora in due per infilare capo e braccia negli spazi vuoti. I poliedri compatti che si venivano a formare ruotavano fino a comporre un gigantesco e perfetto cubo di Rubik pronto a sprofondare in un lungo sonno. A quel punto la terra ruotava. I singoli lotti giravano attorno al proprio asse di centottanta gradi, rivelando gli edifici sull\u2019altro lato che si aprivano ergendosi nel cielo grigio azzurro come animali che escono dal letargo. L\u2019isola della citt\u00e0 si stagliava nella luce arancione, aprendosi e raddrizzandosi in mezzo alle fitte nuvole grigie.&nbsp;<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">[&#8230;]<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Pechino si suddivideva in tre spazi. Dalle sei del mattino alle sei del mattino seguente c\u2019era lo Spazio Uno, con i suoi cinque milioni di abitanti. Poi veniva il momento del riposo e la terra ruotava. Sull\u2019altro lato convivevano lo Spazio Due e lo Spazio Tre. Nello Spazio Due c\u2019erano venticinque milioni di persone, e il loro orario partiva alle sei del mattino del secondo giorno e terminava alle dieci di sera. I cinquanta milioni dello Spazio Tre avevano a disposizione solo otto ore, il lasso di tempo tra le ventidue e le sei del giorno seguente. Poi ricompariva lo Spazio Uno. Il tempo era stato accuratamente diviso con una pianificazione ottimizzata perch\u00e9 i cinque milioni dello Spazio Uno godessero appieno di ventiquattro ore e gli altri settantacinque milioni si spartissero le successive ventiquattro.&nbsp;<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">[&#8230;]<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Lao Dao abitava nello Spazio Tre da quando era nato. Ed era consapevole di quale vita aveva in sorte, senza bisogno che glielo spiegasse Pen Li. Lavorava alla discarica da ventotto anni e avrebbe continuato a farlo per tutto il futuro che era in grado di prevedere. Non aveva trovato un senso a quella sua vita solitaria, ma non per questo si era abbandonato al cinismo. Continuava a svolgere il proprio ruolo dentro la sua esistenza irrilevante.&nbsp;<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Era nato a Pechino. Anche il padre lavorava in discarica. Secondo i suoi racconti, aveva trovato quel posto proprio quando Lao Dao era venuto al mondo e cos\u00ec avevano festeggiato per tre giorni di fila. Prima faceva il muratore e come tanti altri da ogni parte del paese si era spostato a Pechino in cerca di occupazione. Avevano edificato la citt\u00e0 pieghevole con le loro mani, ricostruendo un quartiere dopo l\u2019altro, come termiti alle prese con una casa di legno.&nbsp;<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">[&#8230;]<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Trovare impiego presso la discarica non era semplice. Per quanto si trattasse di gestire i rifiuti, la selezione era stata scrupolosa; i candidati dovevano essere forti e molto abili a differenziare e catalogare, poi era un mestiere duro, non si poteva essere sensibili ai cattivi odori o a disagio in quell\u2019ambiente lavorativo. Il padre di Lao Dao si era armato di forza di volont\u00e0, aggrappandosi alla sottile speranza di ottenere quell\u2019opportunit\u00e0 insieme a una marea di altra gente e dopo l\u2019ondata era rimasto sulla riva, aveva avuto il posto. Aveva sgobbato vent\u2019anni a testa bassa e schiena curva immerso nell\u2019odore nauseante di rifiuti ed esseri umani. Aveva costruito la citt\u00e0, ci abitava e la smaltiva.&nbsp;<\/h6>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Traduzione di Silvia Pozzi, ADD Editore, 2020<\/h5>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><em>IL CONDOMINIO<\/em>&nbsp;di&nbsp;<strong>James Graham Ballard &#8211; 1975<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fbucketeer-e05bbc84-baa3-437e-9518-adb32be77984.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff4e5aca6-f2ae-4bd2-b546-958f6414bbe6_1470x827.png\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Si sporse fuori dal parapetto e scrut\u00f2 la facciata del palazzo sopra di lui, contando i balconi con attenzione. Come sempre, per\u00f2, le dimensioni dell\u2019edifico di quaranta piani gli diedero il capogiro. Abbassando gli occhi sulle piastrelle del pavimento, si appoggi\u00f2 allo stipite della porta. L\u2019immenso volume di spazio aperto fra il suo condominio e il grattacielo vicino, a circa quattrocento metri di distanza, sconvolgeva il suo senso di equilibro. A volte aveva la sensazione di vivere sulla navicella di una ruota gigante del luna park, sospesa in permanenza a trecento piedi dal suolo.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Nonostante tutto, Laing era sempre felicissimo di quel grattacielo, il primo a essere stato terminato e abitato di cinque unit\u00e0 identiche, facenti parte di un unico progetto immobiliare. Nell\u2019insieme occupavano un\u2019area di un chilometro quadrato e mezzo in una zona di bacini portuali e depositi abbandonati, lungo l\u2019argine settentrionale del fiume. I cinque grattacieli sorgevano sul limite orientale dell\u2019area, e guardavano su un laghetto ornamentale che, al momento, era solo un catino vuoto in cemento, circondato da parcheggi e macchinari edilizi. Sulla riva opposta sorgeva l\u2019auditorio, appena completato, con la Facolt\u00e0 di Medicina da un lato e in nuovi studi televisivi dall\u2019altro. Le imponenti proporzioni delle strutture architettoniche in vetro e cemento, insieme alla sensazionale posizione, su un\u2019ansa del fiume, separavano nettamente quell\u2019area residenziale dalle zone circostanti in via di disfacimento, piene di cadenti ville con terrazza dell\u2019Ottocento e fabbriche vuote, gi\u00e0 pronte per la ristrutturazione e il recupero.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Nonostante la vicinanza alla City, circa tre chilometri a ovest lungo il fiume, i palazzi e gli uffici del centro di Londra appartenevano a un altro mondo, nel tempo e nello spazio.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">[&#8230;]<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">L\u00e0, invece, le dimensioni della sua vita erano lo spazio, la luce e i piaceri connessi a una sfumata, sottile forma di anonimato. Per raggiungere l\u2019Istituto di Fisiologia ci volevano cinque minuti di macchina e, a parte quest\u2019unica uscita, la vita di Laing correva nel grattacielo indipendente e autonoma quanto il palazzo stesso. Di fatto, quella struttura abitativa era una piccola citt\u00e0 verticale, con i suoi duemila abitanti inscatolati nel cielo. Gli inquilini erano collegialmente proprietari del palazzo, che gestivano direttamente attraverso un amministratore che abitava l\u00ec e il suo staff.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">A causa delle sue dimensioni, il grattacielo conteneva una notevole gamma di servizi. L\u2019intero decimo piano era occupato da un\u2019ampia galleria, larga come il ponte di una portaerei, che ospitava un supermarket, una banca, un parrucchiere, una piscina con palestra, uno spaccio di liquori fornitissimo e una scuola materna per i pochi bambini piccoli dell\u2019edificio. Sopra Laing, al trentacinquesimo piano, c\u2019erano una seconda piscina, pi\u00f9 piccola, una sauna e un ristorante. Contentissimo di quell\u2019eccesso di comodit\u00e0, Laing faceva sempre meno lo sforzo di uscire dall\u2019edificio. Tolse dagli scatoloni la sua collezione di dischi e fece partire la colonna sonora della sua nuova vita, passando il tempo seduto sul balcone, a guardare i parcheggi e le piazze di cemento sotto di lui. Anche se il suo appartamento era solo al venticinquesimo piano, per la prima volta aveva la sensazione di dover abbassare gli occhi invece di alzarli, per guardare il cielo. Ogni giorno che passava le torri del centro di Londra apparivano un po\u2019 pi\u00f9 distanti, il paesaggio di un pianeta abbandonato che, piano piano, gli usciva di mente. A paragone con la quieta e sgombra geometria dell\u2019auditorio e degli studi televisivi sotto di lui, l\u2019orizzonte sfilacciato della citt\u00e0 assomigliava&nbsp; all\u2019encefalogramma disordinato di una crisi mentale irrisolta.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">[&#8230;]<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">All\u2019inizio Laing trov\u00f2 un po\u2019 alienante il paesaggio di cemento dell\u2019area residenziale, gli sembrava un\u2019architettura pensata per la guerra, se non altro a livello inconscio. Dopo tutte le tensioni del divorzio, l\u2019ultima cosa su cui avrebbe voluto affacciarsi ogni mattina era una fila di bunker di cemento.&nbsp;<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">In ogni caso, sua sorella fece presto a convincerlo del fascino impalpabile di vivere in un grattacielo di lusso. Di sette anni pi\u00f9 vecchia di lui, Alice aveva fatto un\u2019accurata valutazione delle necessit\u00e0 del fratello, nei mesi successivi al divorzio. Aveva messo l\u2019accento sull\u2019efficienza dei servizi del palazzo, sull\u2019assoluta privacy. \u201cSarebbe come se ci stessi da solo, in un edificio vuoto\u2026Pensa a questo, Robert.\u201d<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">[&#8230;]<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">La brillante immagine di sua sorella, che vedeva Laing solo in un edifico vuoto, era pi\u00f9 prossima alla verit\u00e0 di quanto lei stessa credesse. Il grattacielo era un\u2019immensa macchina progettata per servire non la collettivit\u00e0 degli inquilini, ma il residente individuale e isolato. Il suo armamentario di tubature per l\u2019aria condizionata, ascensori, scivoli per l\u2019eliminazione dei rifiuti e sistemi di commutazione elettrica assicurava una fornitura ininterrotta di cure e attenzioni che, un secolo prima, avrebbero richiesto un esercito di servitori instancabili.<\/h6>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Traduzione di Paolo Lagorio, Feltrinelli, 2014&nbsp;<\/h5>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><em>SNOW CRASH<\/em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Neal Stephenson &#8211; 1992<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fbucketeer-e05bbc84-baa3-437e-9518-adb32be77984.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdb59df4b-6e59-4cb2-bb17-164cc7808bf6_1470x827.png\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Il recapito della pizza \u00e9 ora un&#8217;industria di prim&#8217;ordine. Un&#8217;industria ben organizzata. C&#8217;\u00e9 gente che, per imparare il mestiere, ha frequentato l&#8217;Universit\u00e0 di CosaNostra Pizza per quattro anni. Sono arrivati dall&#8217;Abkazia, dal Ruanda, da Guanajuato, dal New Jersey del Sud, senza sapere scrivere una frase in inglese, e sono usciti che conoscevano la pizza pi\u00f9 di quanto un beduino conosca la sabbia.&nbsp;<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">La confezione della pizza \u00e8 ora in rigida similtartaruga ondulata, con una piccola spia luminosa, su un lato, che ricorda al recapitator quanti minuti antieconomici sono trascorsi dal momento della fatidica telefonata. Ci sono i chip e tutto il resto. Le pizze sono riposte in piccoli scompartimenti dietro la testa del recapitator. Ogni pizza plana nel suo scompartimento come un circuito in un computer e si sistema al suo posto non appena la scatola intelligente si interfaccia col sistema di bordo dell&#8217;auto del recapitator. L&#8217;indirizzo del cliente \u00e8 stato gi\u00e0 dedotto dal numero di telefono e inserito nella RAM incorporata nella scatola intelligente. Questa lo comunica al computer di bordo che a sua volta individua e proietta il percorso ottimale su un dispositivo *ad hocchio* &#8211; una piantina luminosa a colori tracciata sul parabrezza in modo che il recapitator non debba nemmeno abbassare lo sguardo. Se il tempo limite di trenta minuti scade, la notizia del disastro viene immediatamente comunicata al quartier generale di CosaNostra Pizza.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Hanno appena dato al recapitator una pizza sfornata da venti minuti. Guarda l&#8217;indirizzo: \u00e8 a venti chilometri di distanza.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Il recapitator caccia un urlo involontario e pigia sull&#8217;acceleratore.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Ce la pu\u00f2 fare. \u00c8 alla sua portata. Attiva le luci arancioni al massimo. Accende i fari anteriori a intermittenza.&nbsp;<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Sul parabrezza incombe 22:06; tutto quello che riesce a vedere e a pensare e&#8217; 30:01.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">*Tock*. Sul parabrezza si accendono altre luci rosse: il sistema di sicurezza periferico del veicolo \u00e8 stato eluso. No. Non \u00e8 possibile. Qualcuno gli sta alle calcagna. Vicino alla fiancata sinistra. Una persona sullo skateboard corre in autostrada alle sue spalle, proprio quando sta mettendo la freccia per svoltare in Heritage Boulevard. Il recapitator, in un momento di distrazione, ha permesso che lo pionassero. \u00c8 un po&#8217; come essere arpionati &#8211; da un grosso elettromagnete, rotondo e imbottito, attaccato a un cavo di aracnofibra. Ha appena colpito il retro dell&#8217;auto del recapitator e ci si \u00e8 attaccato. Tre metri e mezzo dietro di lui, il proprietario di questo maledetto arnese sta facendo surf, un corsa gratis &#8211; viaggia sullo skateboard come su una tavola da sci nautico trainata da una barca. Vede sprazzi arancioni e blu balenare nello specchietto retrovisore. Il parassita non \u00e8 solo un punk che si diverte. \u00c8 un libero professionista al lavoro. La tuta arancione e blu tutta rigonfia di rinfor-gel sinterizzato \u00e8 l&#8217;uniforme da korriere. Un korriere RadiKS, Radikal Kourier System. Tipo i pony-express in bicicletta, ma cento volte pi\u00f9 irritanti perch\u00e9 non pedalano da soli, ti si agganciano e ti frenano. Ovvio. Il recapitator aveva fretta, le luci lampeggiavano, le superfici di contatto stridevano. Era la cosa pi\u00f9 veloce sulla strada. Era naturale che il korriere lo scegliesse come appiglio. Non c&#8217;\u00e8 bisogno di agitarsi. Prendendo la scorciatoia per il MAWH guadagner\u00e0 un bel po\u2019 di tempo. Sorpassa un&#8217;auto pi\u00f9 lenta nella corsia centrale e gli si mette davanti. Il korriere deve per forza spionarsi se non vuole essere scaraventato contro il veicolo pi\u00f9 lento. Ecco fatto. Ora il korriere non si trova piu&#8217; a tre metri e mezzo di distanza&#8230; \u00e8 l\u00ec che sbircia dal vetro posteriore. Avendo intuito la manovra, il korriere ha riavvolto il cavo, che \u00e8 attaccato a un manubrio contenente una bobina elettrica, e ora si trova sul tetto della pizzamobile, con le ruote anteriori dello skateboard sotto il paraurti posteriore del recapitator. Una mano guantata arancione e blu da cui pende un pezzo di plastica trasparente si protende e colpisce di piatto il finestrino a fianco del guidatore. Il recapitator si \u00e8 beccato l&#8217;adesivo. E&#8217; largo trenta centimetri. A lettere cubitali arancioni, stampate al contrario perch\u00e9 il recapitator possa leggere dall&#8217;interno, c&#8217;e&#8217; scritto: MOSSA BANALE<\/h6>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Traduzione di Paola Bertante, Mondadori, 2022<\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fbucketeer-e05bbc84-baa3-437e-9518-adb32be77984.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdb59df4b-6e59-4cb2-bb17-164cc7808bf6_1470x827.png\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo scoperto, e ammettiamo di averlo fatto recentissimamente, che la fantascienza \u00e8 uno&nbsp;strumento straordinario&nbsp;per dare un senso alle contraddizioni del [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":12963,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[958],"tags":[],"class_list":["post-12938","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-hybridization"],"aioseo_notices":[],"aioseo_head":"\n\t\t<!-- All in One SEO 5.0.4 - aioseo.com -->\n\t<meta name=\"description\" content=\"Abbiamo scoperto, e ammettiamo di averlo fatto recentissimamente, che la fantascienza \u00e8 uno strumento straordinario per dare un senso alle contraddizioni del contemporaneo e per costruire le utopie necessarie a immaginare la citt\u00e0 del futuro. 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