Perché un museo di Scienza a Trento

Il MUSE nella città di Trento nasce come occasione di rinnovo urbano di una parte di tessuto cittadino in precedenza destinata ad accogliere la sede della importante fabbrica di pneumatici Michelin.

Dalla sua dismissione in poi (fine anni 80) il dibattito sul destino dell’area coincide con la revisione del Piano regolatore Generale, che redatto dall’architetto Catalano Joan Bousquet, prevede in quell’area attività pubbliche e residenziali con molti spazi pubblici e aree a parco, e la riconquista del fiume Adige. Viene costituita una società che si occuperà dello sviluppo dell’area e uno dei capisaldi delle scelte sarà quello di avere un quartiere moderno con abitazioni e servizi e molto spazio pubblico e aree a parco. Il progetto viene affidato allo Studio Piano/RPBW, perché si trattava di una sfida importante ed era richiesta una competenza di alto profilo progettuale.
Il contesto è piuttosto difficile: la presenza dell’antico Palazzo delle Albere, parte del Museo MART, il Fiume Adige, lo stadio della squadra locale, la ferrovia che taglia la città in due parti separate e che corre su un percorso rilevato, tracce del passato industriale di quest’area, la tangenziale e a fianco l’Autostrada A22, dunque una viabilità condizionata da questi fattori. Infine la presenza della montagna di Sardagna che qui sembra incombere su questa parte di città, legate da una piccola e storica funivia che funge da collegamento quotidiano tra le due parti. Con questi diversi elementi si confronta il progetto redatto da Renzo Piano e dai suoi collaboratori, che disegna il nuovo quartiere e il Muse come un sistema di diversi corpi di fabbrica che costruiscono un tessuto urbano imperniato su diversi elementi focali: il museo verso nord, come edificio pubblico capace di attrarre come un polo significativo le attività del quartiere della città, e poi edifici per uffici e un auditorium e centro congressi verso sud, nel mezzo le abitazioni, tra i viali con l’acqua, filari di alberi e un grande parco, a ricordare il significato della natura vicina e rilanciarne la presenza nel nuovo impianto. Ne emerge un Museo e un quartiere che tra autostrada, la città e la presenza delle Alpi vicine, si collocano come struttura di livello territoriale, oltre la sua sola funzione cittadina e con l’obiettivo di attrarre visitatori dall’Europa per il Muse, e cittadini che amano abitare nella modernità e nella efficienza di un quartiere modello. La sfida che questo nuovo intervento lancia al territorio trentino, e alla città che lo ospita, è quella di essere modello di riferimento per il ripensamento di molte aree oggi abbandonate o marginali, per il ricongiungimento di quartieri e zone separate, e il ridisegno complessivo, con un focus sulla parte pubblica dell’area delle Albere e del museo Mart, delle aree di Trento oltre la ferrovia, con il fiume, l’area ex Italcementi, il quartiere storico di Piedicastello e l’importante e simbolica collina del Doss.